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XX Gioco di squadra
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Questor

Agente T.N.T.
Agente T.N.T.


Ultimate Hal Jordan



Registrato: 14/07/04 19:49
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Impiego: Capostazione
Sito web: http://www.questor.tk

MessaggioInviato: Lun Dic 26, 2005 11:18 am    Oggetto:  XX Gioco di squadra
Descrizione:
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XX - Gioco di squadra


Re Ixois li accompagnò in silenzio. Discesero l’intera torre, ma la piattaforma per la quale erano saliti non si fermò al piano terra e continuò a scendere. Questor calcolò mentalmente che dovevano aver percorso una distanza almeno pari alla metà della stessa torre quando infine si arrestarono. L’ambiente era sempre chiaramente illuminato, grazie alla particolarità del marmo di cui era rivestito l’interno di ogni edificio, un marmo che sembrava risplendere di luce propria. Le due guardie che scortavano il re gli aprivano al strada, nessuno diceva una parola. Percorsero un breve corridoio e poi furono introdotti in un’ampia stanza circolare. I cinque si fermarono a osservare stupiti, al centro della sala stava uno dei semi dell’Armonia, simile a quello che avevano già trovato nelle grotte sotto i Nuamon Sigam, ma non era isolato, quattro piloni di marmo si dipartivano dai muri della stanza e arrivavano a toccarlo, appoggiandosi alle sue facce di cristallo.
- Eccolo, – disse Re Ixois – Questo è il seme della Musica. E’ il cuore della nostra città e della nostra stessa esistenza.
Questor fece alcuni passi in avanti e si avvicinò alla struttura al centro della stanza, osservandola con curiosità. Gli altri quattro rimasero indietro, Rynthoor e il nano erano visibilmente turbati, mentre i volti di Wise e Jellicle erano imperscrutabili.
Il re proseguì: - Potete prenderlo quando volete, non penso che sarà difficile per voi fare esattamente come avete già fatto per il primo seme che avete recuperato. Noi vi lasciamo, prendete la vostra decisione nella massima libertà e se questa è l’ultima volta che ci vedremo, vogliamo che sappiate che è stato un piacere e un onore conoscervi tutti e cinque – Il grande falco si voltò e fece per uscire dalla stanza, quando la voce dell’elfo lo trattenne.
- Un momento, maestà. Prima che andiate vorrei chiedervi ancora una cosa.
- Dite pure…
- Se non sbaglio il cristallo non è fermo, vero? Vibra di continuo…
- Esatto, - la voce del re era davvero stupita – la vostra vista è davvero eccezionale, nonostante possediate un solo occhio. Il cristallo vibra sempre e queste sue vibrazioni producono un suono incessante, una musica quasi non udibile, che è la fonte della nostra esistenza. I quattro pilastri trasversali che vedete assorbono le vibrazioni prodotte dal cristallo e le ripetono amplificate in tutta la città, permettendone l’esistenza. Noi stessi sentiamo la musica risuonare nei nostri corpi e mantenerci uniti anche quando siamo a miglia e miglia di distanza da qui.
- Comprendo, vi ringrazio per le informazioni, maestà e voglio che sappiate che qualunque decisione prenderemo sarà solo per il bene dell’intera realtà.
- Ne siamo consapevoli. Rimanete pure qui tutto il tempo che vorrete – detto questo il re si voltò e lasciò la stanza seguito dalle sue guardie. Non appena fu fuori Rynthoor si lanciò verso l’elfo sbottando: - Cosa significa “qualunque decisione prenderemo”? Vuoi veramente condannare alla distruzione tutta questa gente? –
Questor non rispondeva mentre continuava a muoversi intorno al cristallo fissandolo con attenzione.
- Se non lo facciamo condanniamo alla distruzione tutto Nuncupo – intervenne Wise avanzando leggermente, lo sguardo fiero fissò sul guerriero e con un tono che non ammetteva repliche. Lui era Wise, il sommo attiba di Odino, sapeva cosa significava sacrificarsi per un bene più grande.
- Non è detto, - la voce di Throor arrivò decisa e forte – il futuro che ha visto Questor potrebbe già essere scongiurato. Tornando indietro nel passato ha già cambiato il futuro, le cose potrebbero andare in maniera molto diversa da come ci ha raccontato e tu dovresti saperlo Wise – i due chierici si fissarono a lungo, sembrava di assistere a uno scontro di volontà. Rabbioso e imperscrutabile era uno tanto quanto l’altro era pacifico e semplice. Jellicle invece stava in disparte, sempre silenzioso, osservava, ma senza dire nulla.
- Dannazione, rispondi, elfo! Cosa stai pensando di fare? Non vorrai davvero renderci responsabili di un genocidio, vero?- la voce di Rynthoor risuonò acuta nella sala. Questor si voltò verso di lui e sembrò vederlo per la prima volta.
- Ascoltami bene, vecchio bisonte! – l’elfo aveva un tono che raramente gli altri gli avevano sentito usare, era deciso e duro, quasi cattivo – Sono venuto da te a chiedere il tuo aiuto e tu me lo hai dato spontaneamente, questo vale per tutti quelli presenti in questa stanza. Se ora qualcuno di voi non se la sente è libero di andarsene, proseguirò da solo. Non so se mi sarà possibile arrivare fino in fondo perché sono convinto che solo uniti possiamo trionfare, ma non ho alcuna intenzione di lasciare perdere, c’è troppo in gioco. C’è un futuro che ho vissuto sulla mia pelle, ci sono troppi uomini valorosi morti per permettere che accada ciò che sta accadendo e sì, Throor, tu hai ragione, non posso essere certo che il futuro sarà quello che è stato, ma sento che sarà così. Inoltre abbiamo l’anima di un amico da salvare. Non lo abbiamo fatto quando potevamo e ora ci è stata data un’altra possibilità, non me la lascerò scappare. Se siete ancora dell’idea di rimanere con me vi chiedo solo di fidarvi delle mie decisioni.
- Questor, - Throor gli si avvicinò con calma- ti capisco e sai anche che ti ho affidato la mia vita molte volte in passato, ma questa volta la posta in gioco è molto, troppo alta. Sei sicuro di quello che vuoi fare?
- Throor, non sono più sicuro di nulla da molto tempo ormai. L’unica cosa certa che mi è rimasta è la mia forza di volontà e da quando sono tornato qui e vi ho rivisti vivi e ho riassaporato il piacere della vostra compagnia molte delle mie poche certezze sono crollate sommerse da antiche emozioni. Ma di una cosa sono sicuro, Konar va fermato e la sua anima salvata, non importa il prezzo, non importa se dovrò farlo da solo, ma va fatto.
Ci fu un lungo momento di silenzio. Rynthoor abbassò lo sguardo verso terra, poi all’improvviso allungò il braccio destro sulla spalla dell’elfo e lo fissò nell’unico occhio: - Non so cosa ti sta passando tra quelle due orecchie a punta, non so cosa deciderai di fare, non pretendo di capirti, ma so che fino a ora ho affidato molte volte la mia vita nelle tue mani e non hai mai tradito questa fiducia. Hai fatto cose che io non avrei fatto, cose discutibili, ma non ti ho mai visto fare nulla che fosse davvero sbagliato. Anche questa volta, quindi, mi fiderò di te. Sarò al tuo fianco, qualunque decisione prenderai.
Questor parve commuoversi, si voltò verso il nano che abbassò il capo in segno di assenso, l’elfo mormorò: - Voi non sapete davvero cosa ho fatto… - ma nessuno lo sentì, poi la sua voce tornò quella decisa che conoscevano: - Bene, allora datemi ancora un po’ di tempo per pensare, poi vi dirò cosa faremo
- Quindi, non sei sicuro di portare via il seme? – la voce di Wise sembrava stranamente piccata.
- No, non ho detto questo. Il seme ci serve, ma non ho alcuna intenzione di distruggere questa città e i suoi abitanti
- E allora? Non mi sembra ci siano alternative, se prendiamo il seme i Vimana muoiono e se non lo prendiamo ci fermiamo qui… - Rynthoor era realmente stupito e anche Throor guardava l’elfo con curiosità mentre Jellicle si era avvicinato chiaramente interessato
- C’è sempre un’alternativa…
- Sì, vabbé, queste cose lasciale ai bardi, che le mettano in bocca ai loro eroi di carta. Cosa hai in mente e lascia perdere le frasi ad effetto, spiegati! – ringhiò il guerriero.
- Hai sentito Re Ixois, ha detto che forse siamo i prescelti e ha detto che ogni seme è difeso. Adesso abbiamo la prova che le difese non sono per forza fisiche, ma sono di tipo molto diverso tra di loro. Questo mi fa presupporre che sono state pensate per essere superate in qualche modo.
- Interessante… potresti aver ragione, in effetti questo spiegherebbe alcuni passi oscuri delle leggende che abbiamo trovato… - Wise sembrava parlare tra sé e sé e l’elfo continuò: - Rynthoor mi serve ancora un po’ di tempo per esserne sicuro, ma ho già un’idea in mente sul come aggirare il problema
- Va bene, va bene, prenditi tutto il tempo che vuoi, tanto eri tu che dicevi di fare in fretta, non certo io
- Grazie, ma visto che ci siamo ho bisogno di alcune informazioni. Jellicle, le tue capacità sono pari a quelle di Lupin?
- Intendi riferirti alle capacità tipiche dei ladri o parli di qualcos’altro?
- No, quelle tipiche dei ladri, il resto non mi interessa – rispose Questor che annotò mentalmente la strana precisazione del giovane.
- Allora posso garantirti che qualunque cosa sappia fare mio padre la so fare anch’io, altrettanto bene.
- Ottimo. Wise, ho bisogno che tu mi dica la verità. Ti abbiamo sentito invocare Loki e hai una chiesa a lui dedicata nelle Terre del Nord. Sbaglio se ritengo che tra i domini che padroneggi vi sia quello della distruzione?
Il chierico gettò un’occhiata acuta all’elfo poi rispose con calma: - Razionale e attento come sempre. No, non sbagli, ma la tua precisazione non era necessaria. Io non mento.
Questor annuì col capo, per un attimo gli balenò l’idea di scusarsi, poi ci ripensò. Il chierico non mentiva, era vero, ma la sua abilità di dire e non dire alle volte era molto simile a una menzogna e lui aveva bisogno di chiarezza e precisione. Intanto Throor aveva rivolto a Wise uno sguardo di evidente sorpresa.
- Ma dicci anche tu la verità, elfo. Hai avuto le risposte che volevi, cosa accidenti hai in mente? – Rynthoor non aveva intenzione di mollare.
- E va bene…- Questor sospirò - Non possiamo prendere il seme senza distruggere la città e i suoi abitanti, ma il seme ci serve, quindi faremo l’unica cosa possibile.
- E cioè?
- Lo duplicheremo!

Era sera quando Konar e i suoi seguaci giunsero sulla spiaggia del mare della Gloria. Erano arrivati proprio sulla spiaggia che fino a poco tempo prima era occupata dalla brigata del Falcone Grigio. Il nano sapeva che quello era il luogo dove avrebbe trovato coloro che cercava. Meljanz era stupito del fatto che fossero riusciti a spingersi fino lì senza essere fermati da nessuno e rimuginava su ciò che si era lasciato sfuggire il nano durante la loro ultima conversazione. Cosa stava succedendo nel regno di Berkelion? Chi era l’elfo di cui aveva parlato? E chi era Questor? Per la prima volta sembrava che Konar avesse detto qualcosa che poteva essere illuminante su tutto ciò che stavano facendo e sulle sue reali motivazioni, ma per quanto ci meditasse non riusciva a venirne a capo. Si fermò a guardare il mare. Era inquietante. Il sole era tramontato da parecchio e nessuna stella era apparsa in cielo, davanti a loro sembrava si aprisse un abisso di oscurità. Soffiava un vento forte e all’improvviso spume bianche spezzavano quel nero assoluto per spingersi verso la riva a spegnersi sulla sabbia. Apparivano come strisce chiare, quasi abbaglianti, nel contrasto con quell’oscurità opprimente. A Meljanz sembravano simili alla bava di un vecchio che non riusciva a controllarsi, viscide, sporche nonostante il colore bianco. Si voltò verso i suoi compagni, sembravano impassibili, anche se Tao pareva sorridere in maniera sinistra. Konar era avanzato di alcuni passi verso il mare, l’acqua ora gli lambiva i piedi e Meljanz notò che un leggero fumo si levava dai suoi stivali, come se l’acqua salata evaporasse.Rimasero così, in silenzio di fronte al mare, per diversi minuti, che sembrarono ore, poi l’uomo chiuse più volte gli occhi e li riaprì velocemente, si spostò per vedere meglio, c’era qualcosa che si muoveva nell’acqua e stava venendo verso di loro. Dapprima era una sorta di rigonfiamento scuro che sembrava galleggiare in lontananza, ma poi si accorse che erano più di uno, ne contò cinque e stavano avanzando in linea retta proprio verso di loro. Emersero dall’acqua lentamente, avvolti in lunghe tuniche nere dai bordi scarlatti e strisciavano come vermi mentre risalivano il bagnasciuga. Arrivarono così fino ai piedi di Konar. Si muovevano ondulando, poi si rizzarono in piedi, lentamente e a fatica. La tunica gli ricadeva su tutto il corpo, coprendolo interamente. Un profondo cappuccio impediva di vederne il volto. Abbassarono il capo di fronte al nano e non osarono rialzarlo, finché lui disse: - Sapete perché sono qui. E’ pronto?
Quello più vicino sollevò la testa e sembrò fissare Konar, poi dal profondo del cappuccio si levò una voce gutturale, strisciante, lenta, cacofonica, mentre il mare sembrava mugghiare più forte: - Ssshiii! Ssshignorrhe, abbiamo trovato il sssheme e il Gran Ssshassherdote vi attende per mossshtrarvelo, infatti esssho è protetto e non abbiamo potuto toccarlo. Potente è il Grande Tewa Egli ci aveva avvissshati del vossshtro arrivo.
- Bene – rispose il nano – Verrò con voi, ma non da solo
- Molti ssshono i pericoli del mondo ossshcuro, possshono i vostri compagni ssshopportarli?
- Non sono miei compagni, io non ho compagni. Loro mi servono, è l’unico motivo per cui sono qui con me e anche tu mi servi, questo è l’unico motivo per cui vivi ancora, ma fai un’altra domanda su ciò che dico e deciderò che non mi servi più. – il Tewano abbassò il capo incappucciato in segno di assenso e a Meljanz sembrò che tremasse – Ora ascoltami, l’umano verrà con me, gli altri aspetteranno qui il mio ritorno. Quindi dagli qualcosa per permettergli di seguirci, questo è tutto quello che devi sapere
Il capo si abbassò di nuovo, poi il braccio destro della tunica si mosse velocemente e uno degli altri Tewani si avvicinò a Meljanz che avrebbe di gran lunga preferito non seguire il nano ovunque avesse intenzione di andare. L’essere di fronte a lui stese la mano e l’uomo vide che la tunica si ritirava leggermente, apparvero un grappolo di lunghi artigli neri e pelosi che tenevano una piccola sfera di colore scura: - Ecco, prendi… - sibilò la figura scarlatta.
Meljanz era scioccato, cosa c’era davvero sotto quelle tuniche? Si voltò istintivamente verso il nano, il volto di Konar era impassibile e lo fece tornare alla realtà, stese la mano col palmo aperto sotto la sfera. Gli artigli si aprirono e la piccola palla nera cadde nella sua mano.
- Ora mangiala, ti permetterà di ressshpirare ssshotto l’acqua… - il Tewano parlò di nuovo poi si ritirò al fianco del suo capo.
Meljanz era titubante, quella piccola pastiglia nera non lo convinceva per nulla, tornò a fissare Konar, il nano si stava spazientendo. Non aveva scelta, si era ficcato in qualcosa che non aveva in alcun modo previsto e ora non c’era verso di uscirne. Aveva sentito molte cose sui Tewani e nessuna di queste gli piaceva, ma aveva come l’impressione che presto ne avrebbe scoperte molte altre. Chiuse gli occhi e infilò in bocca la pallina nera ingoiandola senza masticarla. Gli sembrò calda al palato e aveva un forte odore di alghe, poi la sentì andare giù e non ci pensò più. I Tewani tornarono ad abbassarsi a terra e strisciarono verso il mare.
- Andiamo – ordinò Konar voltandosi verso di lui, l’uomo si avvicinò e seguì il nano mentre semplicemente camminava verso il mare.

- Sai, io ho sempre pensato che tu non avessi tutte le rotelle a posto, ma ogni volta che decido di darti fiducia te ne vieni fuori con qualcosa di totalmente assurdo! – Rynthoor sbraitò alzando le mani verso l’alto e poi abbassandole platealmente, gli altri si erano avvicinati ancora di più all’elfo.
- Non ha tutti i torti, Questor. - la voce di Throor era sempre pacata – Siamo venuti qui con l’idea di portare via il seme della Musica, come pensi di poterlo duplicare? Sono pezzi unici, se fosse possibile copiarlo qualcuno ci avrebbe già pensato e a noi, comunque, serve l’originale, non ce ne faremmo nulla di una copia.
- Infatti! – Wise suggellò le obiezioni col suo solito modo, lapidario.
- No, non avete capito. Il duplicato rimarrà qui per permettere alla città e ai Vimana di continuare a esistere, noi prenderemo l’originale e per quanto riguarda il fatto che vi sembra impossibile, vi ricordo che tutto quello che facciamo è sempre impossibile… naturalmente finché non lo facciamo!
- Cosa hai in mente, esattamente? – l’attiba non era uno che amava perdere tempo, aveva capito che l’elfo aveva un piano e lo conosceva abbastanza da sapere che, a quel punto, qualunque discussione sarebbe stata inutile.
- Non sarà facile e ognuno di noi dovrà dare il massimo, soprattutto tu, Rynthoor, credo che il tuo compito sarà il più duro…
- … figurarsi… -
- Ma possiamo farcela. Rynthoor, dovrai staccare uno di questi marmi speciali…
- Questi che formano le pareti della stanza?
- Sì, esatto. Ho ragione di credere che si tratti di blocchi compatti, trova il modo di estrarne uno, senza causare troppi danni collaterali, mi raccomando, non vorrei che la cittadella ci crollasse addosso prima ancora che tocchiamo il cristallo.
- Tranquillo per quello, elfo. Farò quello che va fatto, e dopo?
- Dopo toccherà a Throor, dovrai usare le tue preghiere per scolpire la pietra in modo da forgiare il marmo in una copia identica del seme.
- Sì, credo di poterlo fare, ci vorrà tempo e concentrazione, ma è fattibile – annuì il nano.
- Nel frattempo Jellicle avrai da fare anche tu, voglio che ti avvicini al seme e ne ascolti le vibrazioni. Devi sentirle con la massima attenzione in modo da essere in grado di riprodurle quando sarà necessario
- Non sarà facile, anzi…
- Hai detto di avere le stesse capacità di Lupin, ecco l’occasione di dimostrarlo. Il nostro amico sarebbe stato in grado di udire una foglia cadere in un'altra stanza
- Farò quello che mi hai chiesto, Questor – il giovane ladro rispose secco.
- Bene, quando avremo fatto tutto questo saremo a buon punto…
- Cosa dovremo fare dopo?
- Si tratterà di lavorare con velocità e precisione. Quando saremo pronti Wise, aprirai la tua borsa magica e metterai dentro il seme, nel frattempo Rynthoor spingerà la copia al suo posto e poi dovrete lavorare esattamente come una squadra. Throor userà una preghiera di fusione con la pietra sul nostro guerriero che spingerà il braccio destro all’interno della copia del seme, poi tu, Wise, dovrai pregare per creare un terremoto localizzato. Questa è la parte più importante e difficile, dovrai mantenere e dirigere il terremoto su Rynthoor cambiandone di continuo la frequenza vibrazionale secondo quanto ti dirà Jellicle. Quando avrai trovato la stessa frequenza vibratoria del seme della musica allora potrai smettere e Throor tirerà indietro il guerriero, a quel punto io userò un incantesimo di conservazione per permettere al falso seme di proseguire ininterrottamente la sua vibrazione
- Tu hai il cervello in pappa… non so se sia stata l’umidità della palude o il viaggio nel tempo o se sei sempre stato così, ma ti è scoppiato il cervello ed è diventato segatura… Questo sarebbe il tuo grande piano? Un terremoto localizzato su di me? Cosa accidenti credi che sia? Una roccia?
- Di più, sei Rynthoor Brightblood, sovrano di Berkelion e il guerriero più forte e coraggioso che abbia mai conosciuto. Questa è l’unica possibilità che abbiamo, ma per riuscirci tutti noi dobbiamo dare non il massimo, ma di più. Forse a te, amico mio, è richiesto lo sforzo maggiore e non voglio mentirti, ma credo tu abbia già capito cosa rischi, se non troviamo in fretta la sequenza corretta le tue ossa potrebbero non reggere e sbriciolarsi, ma in cosa questo è diverso da quando, ogni volta, in battaglia ci affidiamo la vita gli uni agli altri? Wise e Jellicle possono farcela, sono abili e precisi, lo sai
- Avrei preferito ci fosse Lupin… - il guerriero si volse verso Jellicle -… senza offesa, ma almeno da lui sapevo cosa aspettarmi, di te abbiamo solo la tua parola, mi auguro che tu non menta. Allora, forza, mettiamoci al lavoro. Throor vieni a darmi una mano dobbiamo staccare uno di questi blocchi di marmo e mi potrebbe servire un parere su quale sia meglio prendere
- E’ un piano rischioso, ma è un buon piano – Wise si era avvicinato all’elfo e aveva parlato sottovoce.
- Grazie
- Ma quanto tempo credi che la città e i Vimana possano fare a meno delle vibrazioni del cristallo?
- Poco, per questo dovrete fare in fretta ad attivare il nostro duplicato, credo che, nel momento in cui toglieremo l’originale, già si cominceranno a sentire gli effetti e prima che tutto crolli avremo qualche minuto, non di più
- Naturalmente, rischiava di essere troppo facile altrimenti. Sarà meglio che mi ritiri a studiare la preghiera a Loki necessaria per evocare un terremoto – e detto così il chierico si allontanò, ma qualcosa lo turbava anche se non lo aveva dato a vedere, la Potnia Theron stava cercando di contattarlo, l’aveva sentita più volte in quella giornata. Sembrava molto urgente dalla frequenza e dall’intensità delle chiamate, ma avrebbe dovuto aspettare, ora non c’era tempo.
Jellicle si avvicinò il più possibile al seme e si mise in ascolto.
Questor osservò meglio l’oggetto della loro cerca, al contrario di quello che avevano trovato nelle profondità di Grottangelo questo brillava di una tenue luce verde, ma anche al suo interno vi era qualcosa. L’elfo l’aveva osservata sin dall’inizio e si era accorto che era un corpo femminile, umanoide, privo di volto, ma chiaramente femminile. Tutto ciò aveva un suo senso. Il seme della Terra, che simboleggiava la forza, il fondamento, conteneva un corpo umanoide maschile, il seme della Musica, quello di un umanoide femminile. Solo la musica dava vita alla Terra così come l’unione di maschile e femminile creava la vita. Poi i suoi pensieri furono scossi da un forte trambusto, si voltò verso la direzione da cui proveniva il rumore. Rynthoor, aiutato da Throor era riuscito a estrarre un blocco di marmo. Stava sbraitando e lamentandosi come suo solito, però aveva fatto un ottimo lavoro, ora toccava al nano plasmarlo nella forma che serviva loro. Tra poco sarebbero stati pronti. L’elfo tornò a guardare il seme e sospirò, perché doveva essere sempre così difficile?

Meljanz si abituò prima di quanto credesse a respirare sott’acqua, si muoveva nuotando con estrema facilità e seguiva i Tewani che, all’interno di quel liquido scuro, sembravano essere a casa loro. Il nano invece si limitava a camminare sul fondale, sembrava non gli interessasse né la stranezza della situazione né se a volte i Tewani sparivano alla vista. L’uomo allora si sistemò in modo da nuotare vicino a Konar, ma ciò che lo metteva davvero a disagio era la scarsità di luce, era difficilissimo vedere poco più in là del proprio naso. L’armatura del nano emetteva una tenue luce rossastra che gli permetteva di non perderlo, ma sapeva che quella luce era probabilmente dovuta al calore dell’armatura. Il nano non aveva bisogno di luce, come tutti quelli della sua razza possedeva un tipo di visione particolare che gli permetteva di vedere bene anche al buio.
Proseguirono per parecchio tempo scendendo molto in profondità, poi a Meljanz parve di vedere qualcosa di ancora più scuro staccarsi in mezzo all’oscurità, era una città di tenebre. Man mano che si avvicinavano vide che c’era un tenue bagliore che proveniva dal fondo del mare, era un bagliore porpora, spettrale, inquietante, ma sufficiente per permettere una vista decente sebbene ancora parziale. La città dei Tewani era costruita come un enorme alveare, con centinaia di tane collegate tra di loro e con una grande nicchia centrale che sembrava adagiata sul fondo, ma che, evidentemente, continuava in profondità. Meljanz notò che le pareti dell’alveare si muovevano, inizialmente gli sembrò si trattasse di un gioco di luce, ma poi osservò meglio e ritrasse lo sguardo spaventato. Sulle pareti esterne delle celle c’erano dei volti, volti di bambini e di donne, di vecchi e di uomini urlanti, volti che si contorcevano si agitavano, piangevano, si disperavano, pregavano. Sentì una gran disperazione scendergli nel cuore e qualcosa di molto simile al pentimento per tutto ciò che di male aveva compiuto fino a quel momento gli assalì l’anima. Cercò di non guardare più e di concentrare i suoi pensieri su qualcos’altro, ripensò a ciò che sapeva dei Tewani. Si conosceva gran poco d loro a parte che erano i seguaci di Tewa il dio degli incubi. Ogni tanto vedeva qualcosa nuotare e muoversi ai margini del suo campo visivo, era tentato di voltarsi per cercare di capire cosa fosse, ma dopo la prima volta quando gli parve di aver visto uno di quegli esseri senza tunica aveva deciso di lasciare stare. Il solo pensiero che ciò che forse aveva visto fosse possibile lo faceva stare male. Il nano si era fermato proprio a ridosso dell’alveare oscuro e i Tewani che li avevano guidati fin lì si erano allontanati per tornare, poco dopo, insieme a un altro di loro, più alto di tutti quelli che avevano incontrato fino a quel momento. Indossava anch’egli una tunica scura, ma i bordi di questa erano scarlatti. Si fermò di fronte al nano e disse: - Ssshiamo lieti di avervi qui fra noi, ssshignore! Cossshe terribili ssshtanno accadendo nel mondo, i nossshtri nemici ssshtanno per rissshvegliare Lighon, il vossshtro aiuto ci sssharà fondamentale! – la voce dell’essere risuonò strana sott’acqua, sembrava urlata anche quando era evidente che stava sussurrando.
- Non mi interessano i vostri problemi. Non mi interessa nulla di Lighon e di ciò che accade nel mondo se non per quello che può intralciare i miei piani. Sono venuto qui per un unico motivo, voi avete un compito che quasi nessuno conosce. Voi siete i custodi di uno dei semi dell’Armonia, quello dell’Oscurità. Io e l’umano qui con me, siamo venuti per quello.
- La vossshtra conossshcenza e il vossshtro potere sono come quelli di un Dio.
- Sono superiore a qualunque Dio. Io creo gli dèi, quindi non farmi perdere altro tempo. Sono impaziente e irascibile, una combinazione non proprio felice. Conducimi al seme dell’oscurità, così che lo possa prendere e andare
- Sssheguitemi allora e perdonate la nossshtra devozione, ma è mio dovere avvertirvi che il sssheme è custodito
Konar sollevò la sua ascia in modo da portarla all’altezza del cappuccio del Tewano: - Se vuoi il perdono non è me che devi pregare. Ora portami al seme senza dire un’altra parola. Odio l’acqua! -
L’essere incappucciato si voltò e iniziò a nuotare verso il centro dell’alveare. Meljanz attese di vedere cosa faceva il nano e poi gli andò dietro. Konar, suo malgrado, dovette iniziare a nuotare anch’egli per seguire il Tewano che si infilò in un buio cunicolo. I tre rimasero soli e scesero ancora in profondità per parecchio. L’uomo calcolò che dovette passare circa mezz’ora prima che si fermassero in una piccola caverna. Il Tewano si inchinò e risalì verso l’alto. Konar si poggiò sul fondo e avanzò. La caverna era circolare e sulla parete opposta a quella dove erano entrati loro c’era un grande cristallo porpora che emanava una tenue luce dello stesso colore, al suo interno qualcosa si muoveva. Meljanz si avvicinò istintivamente e vide che si trattava di una sorte di piatto nero in movimento, ma sui bordi del piatto c’erano dei punti luminosi simili a stelle.
- Benvenuto! Sei qui per il seme, immagino? – un vecchio appoggiato a un bastone era apparso da dietro il cristallo porpora.
- Sì – il nano rispose con calma.
- Sai che esso è custodito da me e che non te lo lascerò prendere se non supererai la prova – Il vecchio parlava lentamente e avanzava avvicinandosi a Konar.
- Lo so, conosco tutto delle prove. Lascerai prendere il cristallo solo se una vergine sacrificherà se stessa in questa grotta –
- Esatto, e non mi sembra di vedere vergini con te, nano.
- Hai ancora una buona vista, vecchio. Ma sappi che io non ho alcuna intenzione di superare la prova, mi interessa solo andare via con quel cristallo
Il vecchio sorrise e i suoi occhi guardarono Konar con una nuova luce: - Sei divertente, piccolo essere. Ma sai bene che io non ti permetterò di avvicinarti al seme se non supererai la prova
- Tu, invece, sai che potrei obbligarti, ma non ho alcuna intenzione di sprecare energie. Chi ti ha messo qui di guardia ti ha dato enormi poteri e anche se alla fine vincerei, probabilmente sarei esausto
- Mi sembri troppo ottimista – il vecchio si erse in tutta la sua altezza.
- No, sono pratico. Da quanto tempo sei qui, vecchio?
Lo sguardo dell’anziano si fece curioso: - Da quando il mondo fu creato…
- Un bel po’ di tempo quindi e dimmi cosa fai per passare il tempo? – il vecchio non rispose, ma un’ombra amara cadde sul suo volto e il nano proseguì – Come immaginavo. Ti propongo uno scambio equo. Se il seme rimane qui e io vado via senza, tu dovrai rimanere qui a custodirlo per sempre, da solo. Lascia che lo prenda, invece, e in cambio io ti donerò l’uomo che è qui con me. Rimarrà con te per l’eternità, potrai divertirti con lui come meglio credi – Meljanz sbarrò gli occhi e fissò il nano incredulo, ma Konar non lo degnò neanche di uno sguardo – Non è meglio di una vergine sacrificata? – la voce si era fatta stranamente seducente.
- Ma cosa? Cosa state dicendo io, non… - Meljanz tentò di protestare, ma Konar sollevò l’ascia e lo colpì allo stomaco. L’uomo si accasciò a mezz’acqua.
- Conosco i tuoi gusti, vecchio. Costui è forte e giovane, ti farà compagnia per l’eternità, potrai dargli la giovinezza per sempre grazie ai tuoi poteri. In cambio devi solo darmi il seme. Decidi in fretta però, e se decidi di no sappi che lo prenderò lo stesso e ti ucciderò
- Sei subdolo, infido e potente… – il vecchio fissava Konar con ammirazione – Ma hai ragione, la solitudine è una brutta compagna. Ho fatto pensieri che nessuna mente dovrebbe mai fare… - i suoi occhi si fecero piccoli e avidi e si fissarono su Meljanz che aveva perso i sensi - … accetto la tua offerta, nano. Prendi il seme dell’oscurità e lasciami questo giovane uomo… sarà interessante… sì interessante…-
- Sapevo che avresti fatto la scelta più giusta. Adesso però rendi la tua opera completa, Meljanz è stordito così che tu possa trattenerlo qui come meglio ti aggrada, ma io non posso portare via il seme in quella forma, sarebbe necessario fosse più piccolo
- Sì, comprendo, ma potresti farlo tu, no?
- Vecchio…
- Non irritarti, come ti ho già detto la compagnia mi è sempre mancata e mi piace prolungare il nostro incontro il più possibile
- Io invece non sopporto la compagnia, quindi vedi di fare quello che va fatto, prima che decida di aver perso anche troppo tempo
L’anziano si voltò verso il seme, vi si avvicinò e vi poggiò sopra le mani, sembrò concentrarsi per un attimo, poi il cristallo si restrinse fino a sparire. Il vecchio tornò ad avvicinarsi a Konar e gli tese la mano aperta, sul palmo stava il seme ridotto alle dimensioni di una pietra comune, ma spandeva lo stesso la sua luce nella caverna. Il nano lo afferrò e quando lo toccò sembrò che una forte energia gli attraversasse il corpo, infatti increspò le labbra in un sinistro sorriso, poi indicò Meljanz e si voltò allontanandosi a nuoto per il luogo da dove era disceso. Il vecchio si avvicinò all’uomo privo di sensi, la caverna era piombata nel buio, ma non era un problema, il buio favoriva l’intimità.

- Siete pronti?
- Sì, - Jellicle si avvicinò a Questor – credo di aver individuato la sequenza vibratoria corretta
- “Credo” non è sufficiente, o la hai individuata o no
- La ho individuata.
- Bene e saresti in grado di identificarla di nuovo?
- Sì
- Ottimo, Wise?
- Sono pronto - il chierico aveva preso dalla sua cintola la piccola borsa di cuoio e l’aveva aperta, pronto a porla sotto il seme e spingerlo al suo interno.
- Throor? Rynthoor? –
- Come puoi vedere tu stesso ho plasmato una copia esatta del seme e ho preparato la preghiera di fusione nella pietra
- Io sono pronto a sostituire il seme duplicato non appena Wise coglierà l’originale – Rynthoor era rimasto a torso nudo con solo un perizoma che gli copriva la vita. Seguendo le indicazioni di Questor si era tolto tutto ciò che avrebbe potuto interferire col piano. Le vibrazioni dovevano trasmettersi direttamente al cuore del nuovo cristallo.
- Bene, allora possiamo iniziare. Wise, procedi.
Il chierico con una mano teneva ferma la borsa e con l’altra spingeva verso il basso, delicatamente, il seme. Inizialmente il cristallo parve opporre una leggera resistenza, ma presto cominciò a scendere e a infilarsi nella borsa. Rynthoor si avvicinò reggendo l’altro, era evidente lo sforzo dei suoi muscoli, quella pietra non pesava certo poco. Non appena il seme originale fu scomparso all’interno della borsa di Wise Rynthoor spinse la copia al suo posto e Throor intonò la sua preghiera, poi si avvicinò al guerriero e lo toccò. Per Rynthoor non ci fu il tempo di fermarsi, sentì che anche Wise aveva iniziato a pregare, e tutti avvertirono che l’intera città aveva cominciato a scuotersi. Il guerriero sistemò il cristallo con attenzione e si sentì toccare da Throor, allora allungò il braccio sinistro e lo sprofondò dentro la copia del seme, non ebbe neanche il tempo di stupirsi, ma lo tese bene e si spinse dentro anche con la spalla per essere certo di essere proprio nel cuore della pietra. Poi fu Wise a toccarlo, gli prese la mano destra e la strinse forte, immediatamente il guerriero sentì una violenta vibrazione attraversargli il corpo. Strinse i denti e il suo primo istinto fu di urlare, ma vide Jellicle chinato lì accanto che ascoltava attento, già era disturbato dai movimenti della città, un suo urlo avrebbe coperto qualunque altro rumore, così si trattenne, mentre sentì ogni singolo osso vibrare sempre più forte. Gli sembrò che la carne gli scivolasse via dalle ossa, che gli stessi tendini si stessero spezzando, sentiva il cervello che voleva uscirgli dalle orecchie, sentiva i denti battere e stringeva più forte, mentre il chierico cambiava in continuazione frequenza vibratoria secondo le indicazioni di Jellicle. Questor osservava il giovane ladro: era calmissimo. Anche Wise appariva calmo, ma per chi lo conosceva bene era evidente la concentrazione e il dolore per ciò che stava provando il guerriero. Le vibrazioni si trasmettevano dal guerriero al cristallo e dal cristallo alla città, ma nessuna sembrava arrestare la rovina dei Vimana, poi improvvisamente tutto si fermò. Jellicle sorrise, Wise tirò indietro il guerriero che si accasciò a terra tremante, singhiozzando e Questor si lanciò verso il cristallo, tese le mani e sussurrò qualcosa in elfico poi un raggio si sprigionò dalle sue dita e avvolse il cristallo proteggendolo, intanto la città aveva cessato di muoversi. Ce l’avevano fatta, ma a che prezzo?
- Come sta? – l’elfo si affrettò a chiedere avvicinandosi all’amico.
- Male… sto usando tutte le mie preghiere di guarigione ma ci vorrà del tempo perché si rimetta del tutto… - Wise rispose a denti stretti.
- Ce l’abbiamo fatta, orecchie a punta! Odio dirlo, ma avevi ragione… - Rynthoor sollevò la testa e fissò Questor, aveva gli occhi rossi per lo sforzo e anche parlare gli costava fatica, ma non aveva perso nulla del suo umore - … e adesso non guardarmi così, starò bene presto, ho solo bisogno di mangiare qualcosa. Abbiamo due semi ora…
- Sì, Rynthoor, ce l’abbiamo fatta. Ora riposati, chiamerò subito re Ixois e gli spiegherò l’accaduto, avrai le migliori cure possibili. Ottimo lavoro, davvero, abbiamo fatto tutti un ottimo lavoro. Jellicle vai a vedere se qualcuno può aiutarci, ci serve una lettiga per Rynthoor e ho bisogno di parlare subito col re.
Il giovane ladro annuì e uscì dalla stanza per tornarvi presto con due uomini dalla testa di upupa che si presero cura del guerriero, mentre Questor si recava nella sala del trono e i due chierici seguivano il guerriero per dargli tutta l’assistenza possibile.

- Li avete sentiti anche voi? – la voce di Helie era un sussurro.
- Sì, e non è la prima volta. Qualcuno ci segue e anche molto in fretta – Ardens Tuxo aveva risposto senza distogliere lo sguardo dal percorso.
- Quanti credi che siano? – Fu Alice stavolta a intervenire.
- Dieci, dodici uomini al massimo. Si muovono in fretta e non fanno attenzione a non farsi sentire
- Cosa facciamo, nonno? Quanto manca all’uscita? Ci raggiungeranno prima?
- Mirna, non manca molto, ma non ce la faremo. I cavalli ci rallentano e loro ci saranno addosso tra una decina di minuti a giudicare da come risuonano i loro passi e sussurri
- Allora cosa possiamo fare? Ma anche loro sentono noi? – Helie aveva portato la mano alla spada.
- Potrebbero se stessero in ascolto, ma fanno troppo rumore. Stanno correndo per esserci addosso il prima possibile, ma non preoccupatevi, so cosa fare
- Il ponte che abbiamo attraversato poco fa… se torniamo indietro possiamo farlo cadere impedendogli di proseguire – Alice si fermò aspettandosi che la sua idea fosse accolta con entusiasmo.
- No. – rispose secco Ardens – Ci vorrebbe troppo tempo e un combattimento nei pressi del ponte ci porterebbe a rischiare inutilmente le nostre vite. Non ho alcuna intenzione di cadere in un abisso o di vedervi cadere una di voi.
- E allora? – Helie cominciava davvero a essere preoccupata.
- Seguitemi, prepareremo una trappola poco più avanti. Tu sei un bardo, giusto?
- Sì, ma non conosco ancora molti degli incantesimi di questa classe, se è a questo che stai pensando, è poco che ho cominciato l’addestramento
- Non importa, è sufficiente che tu sappia i trucchi iniziali e tra questi, se non erro, vi sono i suoni fantasma
- Sì, è vero, ma non capisco come ciò possa esserci utile
- Tra poco raggiungeremo una caverna più ampia che però si apre su uno strapiombo. Sotto lo strapiombo esiste un piccolo pianoro di roccia raggiungibile da un anfratto nascosto, porteremo lì i cavalli e poi correremo incontro a chi ci insegue
- E che senso ha? Vuoi affrontarli?
- No, Alice, se non ho capito male tu stai studiando la magia, cosa hai imparato?
- Ho studiato le orazioni base dei druidi e i trucchi più semplici dei maghi, ma non molto di più…
- Perfetto, anche Mirna conosce alcuni dei trucchi base dei maghi e tra questi le luci fatue…
- Sì, le conosco anch’io…
- Ottimo, ecco cosa faremo… - la voce del vecchio si abbassò a tal punto da divenire un bisbiglio, intanto erano arrivati nella grotta che aveva indicato e dietro di loro i passi si facevano più vicini.

Wise uscì dalla stanza in cui avevano alloggiato Rynthoor visibilmente stanco. Aveva usato tutte le preghiere di guarigione in suo possesso e lo stesso aveva fatto Throor. Il guerriero aveva una costituzione di ferro e grazie al loro aiuto si sarebbe rimesso in forma nel giro di poco. Questor aveva parlato con re Ixois spiegandogli cosa avevano fatto, il re ne era rimasto realmente impressionato. L’elfo gli aveva anche illustrato la necessità di ripartire al più presto e di usare qualunque mezzo utile per guadagnare tempo. Il sovrano, dopo aver chiesto quale fosse la prossima destinazione si era offerto di dare loro le aquile per trasportarli più velocemente possibile alle rovine della Città delle scimmie, così sarebbero partiti l’indomani mattina, sempre che le condizioni del guerriero lo avessero permesso, ma non sembrava ci fosse da dubitarne. Ciò che preoccupava il chierico era invece la chiamata mentale che aveva sentito più volte quel giorno, la Potnia Theron stava cercando di contattarlo e con urgenza. Così si recò nella sua stanza ed estrasse il cranio di scimmia, lo riempì del latte bianco e attese che diventasse color argento, poi iniziò la sua preghiera. L’argento si ritirò lungo i bordi e apparve la nebbia bianca e nera, poi anch’essa si fece da parte ed ecco la figura della Potnia Theron.
- Possa la benedizione di Wotan essere su di Voi, Potnia Theron. Ho sentito la Vostra chiamata più volte oggi, ma non mi è stato possibile risponderVi prima
- La forza della natura Vi saluta, Ljot Thjostolf. Non so quali affari Vi stiano tenendo occupato, ma Vi assicuro che quanto ho bisogno di dirVi è importante
- Non ne dubito, ditemi
- Stamani la Magistra delle figlie di Norrigan è venuta a trovarmi. Ha scoperto come decifrare le pergamene di Lighon
- Questa è un’ottima notizia, fate i miei personali complimenti alla Magistra, è molto che non ho il piacere di sentirla, ma la sua saggezza è ben nota ai figli di Odino
- Credo che ella Vi abbia sentito, dal momento che è qui accanto a me. Ora, per completare la traduzione abbiamo bisogno del vostro aiuto
- Spiegatevi
- La Magistra riteneva che le pergamene fossero state scritte usando i nostri alfabeti sacri, io ho potuto verificare questa teoria ed è esatta. Abbiamo già due degli alfabeti necessari alla traduzione, il mio e quello della Magistra. Ho mandato le mie scimmie insieme alle figlie di Norrigan a cercare nel tempio dell’ordine qualunque indizio possa esserci utile per ritrovare il loro e…
- … e Vi manca il mio. Capisco – il tono del chierico era cambiato, si era fatto distante, pensieroso.
- Cosa vi turba, attiba? – chiese la Potnia attenta.
- No, nulla di particolare. Voi vorreste quindi che io Vi rivelassi il mio alfabeto segreto per poter tradurre le pergamene…
- Sì, attiba, non Ve lo avrei mai chiesto se non fosse importante o se pensassi che ci fosse un altro modo, ma so che siete terribilmente impegnato e ritengo, di comune accordo con la Magistra, che sia prioritario conoscere il contenuto di queste pergamene. Cose strane succedono nel mondo in questo momento. Vi ho già parlato del nano che ha invaso la mia foresta, ma non Vi ho detto di come il pacifico villaggio di Jamut sia diventato un covo di seguaci dell’oscurità, mentre ho rapporti sempre più frequenti dal Nord. Sembra che i Tewani siano in piena attività e il silenzio riguardo i necromanti a est mi preoccupa
- Comprendo i Vostri pensieri e le Vostre necessità, ma domani sarò lì da Voi e ne parleremo di persona. - Il volto della Potnia mostrò una genuina sorpresa e il chierico proseguì: - Come Vi ho detto sono impegnato in qualcosa di molto importante che ha per me la priorità su tutto il resto in questo momento. Sembra però che le nostre strade siano destinate a incontrarsi, infatti domani sarò nella Vostra foresta insieme a un gruppo di compagni perché quello è il luogo in cui ci ha portato la nostra cerca attuale. In quell’occasione avremo modo di parlare più approfonditamente, Vi prometto che guarderò le pergamene e Vi darò tutto l’aiuto che potrò. Sapete bene quanto anche io tenga a che quegli scritti vengano tradotti e presto.
- Scusatemi, non ho difficoltà ad ammettere che mi avete sorpresa, sommo attiba. Non siete certo solito fare visite e tanto meno in compagnia, oltretutto Vi ritenevo ben lontano dalle nostre terre
- E non sbagliavate, Potnia Theron
- Allora come pensate di poter essere qui domani? Ne siete davvero sicuro?
- Certissimo, non abbiate dubbi
- Vedremo… In ogni caso, nonostante io Vi ospiti più che lietamente, non credete che sarebbe educato domandare l’ospitalità prima di mettersi in viaggio?
- Se le condizioni in cui ci muoviamo fossero normali Vi darei ragione e non mi sognerei mai di valicare i confini delle vostre terre senza prima avvertirVi o chiedervene il permesso, ma questa situazione è tutto tranne che normale
- Non capisco, ma mi fido di Voi. Avete detto che non sarete solo, posso sapere chi Vi accompagnerà?
- Non avrei problemi a dirvelo, ma vedete, vorrei che queste nostre conversazioni restassero un fatto privato. Per questa ragione preferisco lasciare che gli eventi facciano il loro corso normale, arriveremo domani e vedrete Voi, coi vostri occhi, chi mi accompagna. Se Ve lo dicessi ora rischierei di toglierVi la sorpresa dagli occhi e alcuni dei miei compagni sarebbero abbastanza acuti da notarlo, mentre è necessario che non ci siano sospetti che possano far capire ciò a cui stiamo lavorando
- Come preferite, ma Vi ricordo che, sebbene Voi siate il benvenuto sulle mie terre, non posso garantire lo stesso per chi è con Voi
- Naturalmente, Potnia Theron, naturalmente… Ora vi saluto, possa la saggezza di Wotan accompagnare le vostre scelte, Signora degli Animali
- E la pace della natura le vostri notti, Ljot Thjostolf

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MessaggioInviato: Lun Dic 26, 2005 11:18 am    Oggetto: Adv






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